Archivio

  • Honduras tierra de sueños y utopías
    N. 18 (2021)

    Este número especial de la revista quiere rendir homenaje a una pequeña realidad geográfica ‒aunque sea el segundo país por extensión de la América istmica‒, marginal en el gran contexto internacional por haber tenido que enfrentarse a serios problemas, legado de la dominación española, la interferencia anglofrancesa y norteamericana. A pesar de esto, todo el territorio hondureño se ofrece como terreno fértil para la utopía, que posee la implícita creencia en la perfectibilidad y el progreso humano. Recoge estudios crítico-literarios que abordan tradiciones y valores culturales y analizan sobre todo los sueños, las utopías y las distopía que han contribuido a dar un impulso vital a los sistemas culturales obsoletos. Su importancia se da por sentada, ya que las utopías expresan el malestar de una sociedad abrumada por frustraciones individuales y generales, intentan superar el presente ampliando su mirada más allá de los estrechos límites del hoy preñado de sufrimiento. Precisamente por esta razón, florecen abundantemente en momentos de crisis, coagulando esperanzas, presentando una feliz vida futura y un orden ideal que perseguir con ímpetu entusiástico. Lo atestigua la directa intervención de poetas y narradores que animan una segunda sección particularmente interesante, adelantando interpretaciones personales de los paisajes y la individualidad.

     

    Questo numero speciale della rivista vuole rendere omaggio a una piccola realtà geografica ‒ sebbene sia il secondo Paese per estensione dell’America istmica‒, marginale nel grande contesto internazionale per aver dovuto affrontare gravi problemi, retaggio della dominazione spagnola, dell’interferenza anglo-francese e americana. Nonostante ciò, l’intero territorio honduregno si offre come terreno fertile per l’utopia, in cui è implicita la credenza nella perfettibilità e nel progresso umano. Esso raccoglie studi critico-letterari relativi a tradizioni, a valori culturali, e analizzano sogni utopie e distopie che hanno contribuito a rivitalizzare sistemi culturali obsoleti. La loro importanza è scontata, poiché le utopie / distopie esprimono il disagio di una società sopraffatta da frustrazioni individuali e generali, cercano di superare il presente allargando lo sguardo oltre gli angusti limiti dell’oggi gravido di sofferenza. Proprio per questo esse fioriscono abbondantemente nei momenti di crisi, coagulando speranze, presentando una vita futura felice e un ordine ideale da perseguire con slancio entusiasta. Lo testimonia l’intervento diretto di poeti e narratori che animano una seconda sezione particolarmente interessante, sviluppando interpretazioni personali di paesaggi e di individualità.

  • Erranze tra mito e storia
    N. 17 (2021)

    Il presente numero della rivista, approfondisce i concetti di mito e di storia palesi nella scrittura di coloro che si spostano da un luogo all’altro, attraverso due modi di considerare la vita. Il primo, maggiormente oggettivo, si basa sull’osservazione dei fatti storico-sociali situati sullo sfondo dell’agire individuale e considerati esclusivamente in tale prospettiva. La difficoltà di trovare alloggio, posto di lavoro, integrazione si rivelano essere problemi sovente insormontabili, aggravati dall’incomunicabilità, dal peso insopportabile del silenzio, vissuto come assenza di parole dette e di parole ascoltate, di parole ignote e cariche di significato. A differenza degli emigranti economici, gli esuli politici basano la loro scrittura sulla relazione dialettica tra privato e pubblico, comunque subordinata alle particolarità dello sviluppo storico. Il secondo approccio, per essere soggettivo, occupa uno spazio maggiore nell’economia dei testi proprio perché lo scopo principale è quello di presentare l’immagine di sé attraverso le mille sfaccettature di comportamento e di pensiero. Inevitabile la contrapposizione tra vecchio e nuovo Mondo, tra due universi paralleli che vivono simultaneamente in una pluralità di presenti, di paesaggi, di situazioni e appaiono nella loro intrinseca verità e autenticità, con il carico di violenza, di sofferenza, di angoscia, di paura, ma anche d’amore e di speranza per la vita.

  • Del tradurre: aspetti della traduzione e dell'autotraduzione
    N. 16 (2020)

    In questo numero si è cercato di dare risposte ad alcune domande che animano il dibattito sulle teorie della traduzione, formale, pragmatica o cronologica, ad iniziare dal modo in cui una sensibilità plurilingue interiorizza la traduzione, il passaggio concreto dall’una all’altra delle sue lingue madri. Per tanto, sono stati indagati i meccanismi del discorso rivolto a se stessi, del dialogo interiore tra sintassi e identità; le difficoltà che un traduttore incontra nell’atto del tradurre o dell’autotradursi; come può essere risolto nella traduzione il concetto di parola mancante, che caratterizza la letteratura moderna. Tutto ciò per fornire delle risposte all’eterno interrogativo della traduzione possibile, sino ad approdare al concetto di ri-scrittura in quanto il traduttore è libero di esprimere il senso dell’originale in qualunque stile e idioma scelto.

  • Geografie e letterature: luoghi dell'emigrazione
    N. 15 (2019)

    Il presente numero della rivista, attraverso i luoghi e i testi letterari delle migrazioni, considera l’impatto dei migranti con la realtà geografica del Nord, del Centro e del Sudamerica. In quelle vaste lande sono confluiti viaggiatori curiosi alla scoperta della vera identità, ma anche tanti europei − italiani in primis – alla ricerca di un lavoro, popolazioni di nativi americani di varie etnie, che dalla campagna si sono riversate nelle città, dando vita a quel crogiolo multiculturale costituito dal Nuovo Mondo. Via via che i processi migratori si sono intensificati, si è assisito ad una graduale trasformazione rispetto alle iniziali descrizioni ambientali. In un primo momento, sono prevalse le emozioni, le aspirazioni più intime, i desideri nascosti, le astrazioni − funzionali allo schema della narrazione −, con il risultato di creare opere, imitazione di un’armonia difficilmente riscontrabile fuori di casa propria. Successivamente, si è assistito alla rivisitazione del passato, secondo un concetto di ‘liminarità’ relativo a individui, a situazioni, a superfici e a tempi; ciò ha permesso di riscrivere la storia di transizioni identitarie all’interno di realtà geografiche considerate sempre più proprie, mentre va definendosi il concetto di patria.

    L’obiettivo è quello di dimostrare in che modo la realtà geografica delle Americhe trovi un punto comune di contatto negli ampi spazi che la letteratura percorre, evidenziando occasioni di dialogo o di silenzio tra i testi stessi e le località su cui si misura l’esperienza diretta del migrante. Zone idonee a presentare non solo stratificazioni geologiche, ma anche sovrapposizioni di storie e di racconti, di cultura e di natura, di visione letteraria e di esperienze dirette − siano esse belle o brutte, traumatiche o esaltanti−, di passato e di presente, di vuoto e di pieno, di ancestrale e di nuovo.

  • La dimensione religiosa dell'immigrazione nel Nuovo Mondo
    N. 14 (2018)

    Il presente numero tende a evidenziare le modalità secondo cui la religione, tramite opere di evangelizzazione delle missioni e le conseguenti attività educative e culturali, possa essere considerata da prospettive differenti: impedimento o stimolo alla mobilità sociale; funzione di talismano, privo completamente di ogni forma etica, ma in grado di preservare dalle avversità; innesco per narrazioni relative ad aspetti culturali ed identitari della “Piccola Patria”; accettazione di nuove dottrine per (ri)definire l’idea di nazione e di cultura in comunità di migranti integrati. Le Americhe, dal Nord al Centro e al Sud, pur nella loro diversità geopolitica, trovano un punto di contatto proprio nella rifondazione della dimensione religiosa. Con il ‘trasferimento’, oltre i confini nazionali e culturali, di culti e pratiche religiose, si è forgiato un linguaggio dall’evidente traccia del substrato dell’esperienza migratoria, aperto ai processi di colonizzazione – ma anche al suo contrario −, a lotte e a tensioni etniche, a nazionalizzazioni. Religione utile a comprendere le dinamiche migratorie, che convergono nell’incrocio tra religiosità autoctona ed occidentale dando vita a un fecondo sincretismo culturale, non privo, tuttavia, di conflitti. Il titolo stesso è indicativo di un incipit che comporta un ventaglio di scelte, il più ampio possibile, in grado di esplorare una determinata topologia letteraria che, attraverso il rilevamento e la discussione dei topoi, coinvolge metaforicamente e metatestualmente anche l’aspetto tropico.

  • Andanzas entre códigos lingüísticos de la emigración en las Américas
    N. 13 (2017)

    Con questo numero, la rivista si apre a una sperimentazione che, tuttavia, non modifica la sua struttura di base: la ricerca, sempre condotta con rigore scientifico e legata al vasto panorama della letteratura migranti, è limitata ad approfondire i codici linguistici dell’América di lingua spagnola (Nord, Centro e Sud) che, per prima, ha stabilito una linea diretta tra l’uno e gli altri. I nuovi arrivati, giunti in terra straniera con l’obiettivo di prenderne possesso, all’inizio con l’arroganza delle armi e, in seguito, senza difese, sono riusciti ad instaurare un dialogo con coloro che sono nati e cresciuti sul territorio. Tali codici non sono necessariamente verbali, poiché è noto che il linguaggio del corpo, la musica, la canzone sono in grado di comunicare con la stessa forza della parola come insegnano le antiche culture connesse alla terra. Oggi entrano in gioco espressioni artistiche, legate all’immagine e al linguaggio del corpo che, insieme alla letteratura, agiscono come fattori determinanti per rivitalizzare le configurazioni dell’immaginario collettivo e per risemantizzare il sistema epistemologico. Al di là delle parole, vi è il recupero di una antropologia del linguaggio che spazia nell’ambito della cultura e non solo in quello della linguistica. Oltre a rendere vivi località storiche e spazi fisici, esso evidenzia la verità del testo che dipende esclusivamente dalle capacità di persuasione del romanzo, compreso quello ‘migrante’, distruggendo la coscienza critica del lettore per fargli vivere la menzogna come verità e la verità come menzogna.