La riscrittura del sé: diario e identità nell’autotraduzione di Piccolo Karma di Carlo Coccioli
DOI:
https://doi.org/10.4000/16zabParole chiave:
autotraduzione, Coccioli, Carlo, Piccolo Karma, diario, identitàAbstract
Piccolo Karma di Carlo Coccioli rappresenta un caso estremo di autotraduzione, sviluppato in tre versioni – italiana, spagnola e francese – alle quali l’autore lavorò simultaneamente. Il contributo si sofferma sulla costruzione del sé attraverso le scelte narrative e traduttologiche. A partire dalle teorie sulla scrittura autobiografica, in particolare dal “patto autobiografico” di Philippe Lejeune, e dagli studi sull’autotraduzione, l’articolo considera la forma diaristica come elemento determinante nel processo di riscrittura e autorappresentazione. In Piccolo Karma, infatti, Coccioli combina diario intimo e riflessione intellettuale, trasformando la scrittura in uno spazio di autoanalisi e reinvenzione continua. La simultaneità della composizione nelle tre lingue rende inoltre difficile stabilire una rigida gerarchia tra originale e traduzioni: ogni versione diviene eco e prolungamento delle altre e contribuisce alla costruzione di un diario plurale. Il plurilinguismo si configura così come un vero dispositivo identitario, attraverso il quale Coccioli dà forma a tre diverse configurazioni del sé, le sue “tre anime”, ciascuna legata alle possibilità espressive offerte dall’italiano, dallo spagnolo e dal francese. L’analisi comparata mostra come l’autore-traduttore eserciti un’ampia libertà creativa, eliminando, aggiungendo, correggendo o ampliando parti del testo e adattando riferimenti culturali e autobiografici alle aspettative di un diverso “lettore modello”. Anche il perfezionismo di Coccioli e la continua revisione delle proprie opere diventano strumenti di controllo dell’immagine autoriale. L’identità narrativa non appare pertanto stabile, ma viene continuamente negoziata tra autore, lingua, cultura e destinatario. Pur mantenendo un rapporto di dipendenza dall’originale italiano, Pequeño Karma e Petit Karma mostrano come l’autotraduzione possa trasformare il diario in un laboratorio privilegiato di riscrittura del sé. Essa diviene infine, per Coccioli, una forma di sopravvivenza identitaria e di affermazione letteraria, attraverso la quale tentare di abitare contemporaneamente gli spazi culturali italiano, francese e latinoamericano.
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