Vivere tra le culture. Un’analisi sul plurilinguismo dell’autotraduttore Luigi Donato Ventura in Peppino il lustrascarpe
DOI:
https://doi.org/10.4000/16za6Parole chiave:
autotraduzione, Ventura, Luigi Donato, Peppino il lustrascarpe, letteratura migrante, italoamericanaAbstract
L’articolo presenta un’analisi comparata delle tre versioni – italiana, francese e inglese – della novella Peppino il lustrascarpe di Luigi Donato Ventura. Lo studio indaga come tale pratica favorisca l’espressione dello spaesamento linguistico e culturale proprio dell’esperienza migratoria, dando voce a quella dimensione “nel mezzo” tra lingue, culture e identità nella quale si ridefinisce la figura dell’autore migrante. La prima parte del contributo inquadra l’autotraduzione nell’ambito dei Translation Studies e dei Cultural Studies, evidenziandone il carattere interdisciplinare e la capacità di creare uno spazio ibrido in cui autore e traduttore coincidono. La seconda parte ricostruisce il contesto storico e biografico di Ventura, emigrato negli Stati Uniti nel 1867 e considerato un precursore della letteratura italoamericana, per poi concentrarsi sull’analisi testuale delle tre redazioni di Peppino. Il confronto mostra come Ventura eserciti un’ampia libertà autoriale, intervenendo sul testo con omissioni, aggiunte e modifiche sintattiche, stilistiche e morfologiche, nonché adattandolo a pubblici differenti per lingua, formazione e orientamento culturale. Le tre versioni non costituiscono pertanto semplici trasposizioni di un unico originale, ma testi caratterizzati da strategie espressive parzialmente autonome. Particolare attenzione è riservata alla rappresentazione degli immigrati italiani nei quartieri popolari di New York e alla figura di Peppino, giovane lustrascarpe la cui onestà permette a Ventura di contrastare gli stereotipi negativi associati alla comunità italiana in America. L’analisi delle scelte linguistiche, delle descrizioni e degli elementi culturalmente marcati mette inoltre in luce la natura translingue dell’opera. Il trilinguismo di Ventura riflette così tanto una frammentazione psicologica quanto un consapevole atto di resilienza: l’italiano rappresenta la lingua della memoria, della terra natia e degli emigrati; l’inglese diviene lo strumento necessario alla sopravvivenza e all’integrazione nella società americana; il francese, infine, rimanda al prestigio culturale.
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